
“Legge 20 luglio 2004, n. 189 - Art. 544-ter. - (Maltrattamento di animali). - Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro.” Così recita la legge riguardante i maltrattamenti o l’uccisione di animali, mentre, invece, notizia di questi giorni, violentare ripetutamente una bambina per oltre un anno, comporta 6 anni di reclusione. Facendo un rapido calcolo, il risultato dimostra che:
Uccidere 6 cani equivale a violentare 1 bambina.
Lo so, come esempio è ridicolo, la legge non funziona così, ma questo serve solo a dimostrare che in Italia il bilanciamento delle pene è a volte ridicolo. Si rischia di più a maltrattare un animale anzichè ad uccidere un uomo, magari se è la prima volta che lo fai te ne potresti uscire anche con qualche mese nelle comodità di casa tua.
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Il governo in questi giorni sta pensando alla riforma delle pensioni, evidentemente tralasciando qualche piccolo appunto… Secondo l’OCSE in italia, la produzione viene frenata dall’incidenza che ha la popolazione anziana sulla popolazione attiva, gli over 65 ancora a lavoro sono in aumento, mentre la fascia giovane che va dai 15 ai 24 anni, rappresenta un tasso di occupazione del 27,2%. La riforma delle pensioni che hanno in mente, dovrebbe prevedere il 3% annuo in più per chi decide di restare a lavoro anche oltre i 57 anni di età. Forse sono io che ho fatto un pò di confusione con tutti questi numeri, ma così facendo, mi chiedo, i giovani diplomati o freschi di laurea, dovranno aspettare i 40 anni per entrare in servizio? Dai gente, guardate il lato positivo, magari avrete la fortuna di poter lavorare con i vostri figli e i vostri nipoti, tanto starete ancora cercando di arrivare alla pensione minima…
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Tags: disoccupazione, finanziaria italia, giovani, occupazione, produzione, riforma delle pensioni
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A volte la vita riserva sorpresa veramente strane, chiamarle coincidenze in certi casi è d’obbligo, ma forse sono qualcosa di più che coincidenze, 2 anni fà uno tsunami di inaudita potenza devastò le coste dell’Indonesia, nel sud-est asiatico, provocando la morte di 230.000 persone, cade proprio oggi la ricorrenza e il ricordo delle vittime. E proprio in queste ore, come per ricordare che a volte la natura non dimentica, sta per abbattersi sulle coste di Taiwan, a seguito di un terremoto nelle Filippine, un’onda anomala dell’altezza di 1 metro circa. Ringraziando il cielo non sarà devastante come quello di 2 anni fà, ma ci è servito a ricordare qualcosa che altrimenti sarebbe passato in secondo piano, ed era qualcosa di grosso da ricordare… Un pensiero alle vittime.
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Da poco la Coldiretti ha rilasciato i dati statistici per le spese del cenone di Natale, gli italiani hanno speso 2,87 miliardi di euro in più dello scorso anno, pari all’8% in più rispetto allo scorso anno. Ma se sentiamo parlare in giro tutti si lamentano dell’aumento delle tasse e della finanziaria. Un pò di coerenza perfavore…
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Per scrivere questo articolo ho preso spunto dalla notizia di un nuovo caso di morte per aviaria in Egitto, mi ricordo mesi fa in cui il caso “Aviaria” era in voga, adesso sembra essere passato un secolo e nessuno ne parla più. Eppure ancora il virus esiste e non è stato trovato un rimedio. L’articolo dice che la donna era ricoverata in ospedale ed era stata colpita dal virus H5N1. Solo dopo il decesso si sono accorti di cosa si trattava. Ritornando al discorso di prima, le notizie, ovviamente quelle che interessano una moltitudine di individui, si possono suddividere in 3 fasi:
Fase 1: Lancio della notizia;
Fase 2: Panico generale della popolazione;
Fase 3: Questa fase generalmente avviene dopo un paio di settimane o mesi, e viene chiamata fase “dimenticatoio”, ovvero la fase in cui le notizie non fanno più notizia. E spesso accade che anche una notizia di morte, passi in secondo piano, solo perchè passata di moda… Magari in questo momento è più facile parlare degli “articoli più acquistati dagli italiani durante queste feste”. No comment.
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